lunedì 11 agosto 2014

KIDS ON A SAILING BOAT

Mi sembra doveroso parlare del viaggio in barca appena passato, per quello che è successo a noi personalmente, per raccontare quale esperienza "metafisica" e meravigliosa sia stata, per invogliare chi ancora non l'ha fatto a far vivere questa esperienza ai propri bambini.

Premesso che mio marito, anche se dal fisico non si direbbe, è velista duro e puro; 
che io amo andare in barca a vela; che la barca a vela ci ha uniti e fatti innamorare. Insomma, non vedevamo di rifare un viaggio dopo ben sette anni dall'ultimo meraviglioso in Grecia.

Gli unici amici che hanno voluto "imbarcarsi" in questa avventura sono stati Giulia Teo e i loro bambini Carlo e Leo.

Quindi parte da Salivoli alla volta dell'Isola d'Elba un equipaggio che spazia dai "quasi" 37 ai 2 anni.
Otto persone. Otto amici. Questo è fondamentale! Già stati in barca assieme. Altra cosa fondamentale!

Potrei stare ad elencare milioni di "chicche" avvenute in questa breve seppur intensa settimana.

La Vaselina di Teo (non fraintendete, un vero triatleta non viaggia mai senza), le pipì di Maria continue sul ponte della barca, le risate, gli scherzi, le urla, gli isterismi, i voli in acqua con scivolata e lividi compresi, le frasi geniali tipo Leo "Mi fa schifo bere dove ha bevuto la Wudi (che sarebbe la Budi, ovvero Maria)" e Tommi "ma dai, figurati che io bevo le cose con l'alito del papà e del nonno" (che tradotto significa che al papà e al nonno puzza l'alito ma lui beve lo stesso dalle loro bottiglie o bicchieri); oppure "E' presto svegliarsi tardi perchè per Carlo tardi è svegliarsi tardi e viceversa" (Ehhhh?????).
Il poco ragù messo sulla pasta, il verso di Carletto la mattina per chiedere il latte, i continui SHHHHH che la Budi dorme, Maria la sanguinaria, io che dormo nel letto a castello, in alto e non chiudo occhio per una settimana, il frigo sempre spento, il cibo andato a male, i teneroni e le patatine, i bagni all'alba, gli aperitivi al tramonto, le corse in porto,
i piatti da lavare a poppa, l'acqua che manca sempre, il non potersi mai fare una doccia decente, lo shampoo Fructis del Teo, le partite a battaglia navale, il primo capppuccino dopo quattro giorni di Nescafè.

Il nudismo e la relativa scottatura di chiappe dei bambini; i maschietti che fan pipì dal ponte e la Budi che corre a guardare.
Le QGBags che appese alla barca hanno tenuto stretti i giochi dei bambini e le creme solari delle mamme.




I paesaggi, il mare trasparente con i bambini sconvolti: Sembra una piscinaaaa!
Le prime nuotate con i salvagente, poi con i braccioli, poi senza niente, perchè la paura di non toccare è passata.
I tuffi dalla passerella, le bombe del Teo, Giulia e il coccodrillo, gli ancoraggi, la finta verruca della Budi, le telefonate face time, le fotografie di gruppo.








HipMums sempre in testa, i primi "approcci affettuosi"....





La barca è un foglio bianco su cui scrivere ogni giorno una storia diversa, i bambini sono le parole, sono la favola che si compone. Osservarli scoprire nuovi spazi, un diverso modo di vivere, chiusi su 14 metri di barca, obbligati a fare pipì all'aperto e pupù in acqua, a stare attenti all'uso di acqua e luce, a dormire in strane cuccette che si trasformano in piccole case gioco......







Questo diario di bordo è ricco di emozioni, di stanchezza sana, di luci alle sei del mattino, di pasta tonno/pomodoro/capperi/acciughe, di frutta fresca e birra, di abbracci, chiarimenti, chiacchiere e confidenze. Di coccole.




E' il racconto di quattro piccoli amici che imparano a dividere tempo e spazi. A mangiare assieme e quello che c'è. E' la storia di quattro piccoletti che imparano a fidarsi di altri adulti a cui danno  la loro confidenza e il loro affetto. 



Questa esperienza in barca è stata faticosa ma meravigliosa. Lo stupore negli sguardi dei bambini, il loro divertimento, il loro crescere assieme, il tenersi per mano per andare a comprare un gelato, lo stare abbracciati a guardare un filmino......



Lo sguardo triste nel salutarsi, le lacrime agli occhi, l'orgoglio di non volersi far vedere piangere. perchè una settimana in barca assieme è un anno di convivenza stretta. Si diventa una famiglia. I bambini diventano come fratelli.

Insomma questa volta siamo stati cauti: una settimana, vicini a casa, pronti a tornare in caso di necessità. L'anno prossimo la barca è nostra, il mare è nostro, i gabbiani i pesci volanti le onde dei traghetti, la pizza portata a bordo, i Kinder cereali, i cani meravigliosi.......tutto nostro! Tutto da ripetere.



Più che le mie parole fanno le immagini......
Grazie Mythos.
Grazie Isola d'Elba.
Grazie a Tommi, Leo, Carletto e Maria.

























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