giovedì 9 gennaio 2014

UN POST SILENZIOSO, SOLO PER ME

Ci sono giornate, forse addirittura settimane, in cui vorrei scrivere, in cui cerco spunti ironici o magari intelligenti, colti, pratici; ma niente. Il bloccodellascrittricediblog? Mavalà che vergogna! Sicuramente non ho molto tempo per scrivere e il gran quantitativo di materiale che mi viene offerto dalla mia famiglia a volte passa nel dimenticatoio causa demenza senile precoce di mamma. Ma in questo periodo proprio no, non sono le dimenticanze, non è la voglia di non offendere mio marito, non è la mancanza di episodi bizzarri successi alla famiglia Piva. Sono io. Io credo che ci siano dei momenti della vita, degli accadimenti, che vadano masticati e digeriti e io prima di tornare ad essere ironica e a volte divertente ho bisogno di farlo.
Quindi ho un gran bel boccone che mi sta qui, nel mezzo della gola. Lo tengo lì perchè ho paura a mandarlo giù, rimane lì perchè ha fatto una passettino verso la consapevolezza ma la mia necessità di preservare la felicità di mio padre, di mia madre e di mia sorella lo sta facendo restare dove è. Non riesco a crollare con loro perchè credo li farei sentire ancora peggio.
Ma quando ho un po' di pace il pensiero vola a lui, a Renato.
Ieri Edo mi ha chiesto di scrivere un pezzo che descrivesse un nostro caro amico che non c'è più, una lettera da dare al suo bambino in modo che possa in futuro ricordare il padre non solo grazie alle orribili parole lette sui giornali ma anche ciò che i suoi amici provavano per lui.
L'ho fatto. Ho pianto. Ho ricordato Guido cercando di mettere da parte il dolore ma ricordando ciò che di lui mi faceva felice e perchè un ragazzino possa e debba essere orgoglioso di avere avuto un padre così.

Allora ho pensato che fosse giunto il momento di digerire un altro dolore. Lui era il mio secondo papà, lui era le gite in Harley Davidson a 6 anni, con casco finto e musica a palla. Lui era il "montone" in montagna, le pattinate al laghetto, le partite di curling. Lui era l'assaggino di Porto dato di nascosto, la carezza da zio, l'abbraccio di chi non si vede da tempo. Lui era la fideuà, Barcellona, la Costa Azzurra, i cani (quanti cani!), lo spagnolo e il francese. Lui era la fuga dal tragitto galera (episodio che non si vergognava di raccontare) avvocato per venire a trovare le sue donne! Lui era la pazzia, il "Ma Renato cazzo non ti fai gli esami del sangue? Non vedi che hai il diabete????". Lui era l'ospite d'onore della Pensione Mariuccia, il competitor più agguerrito del russaggio sul divano con mio padre. Lui era il Marlborino alle 6 del mattino dopo il quinto caffè, chiuso in tinello: "Cazzo Renato ma apri almeno la finestra, sono le sette e mezza del mattino" "Uè Amatina rompipalle, ma ti svegli sempre di così cattivo umore la mattina?". Lui era l'aperitivo ai Bagni America, era la cena al Maitò, era il "Gigina? Cosa facciamo? Gigina dove ceniamo? Gigina andiamo da Banana?"

Lui è venuto a trovare Tommi quando è nato....a Camaiore! Solo perchè era mio figlio!

Lui era accanto a me il giorno del mio matrimonio. Lui ha brindato con me a casa perchè io volevo lui lì e lui voleva esserci. Lui ha guidato la macchina di papà fino in Chiesa e ha lasciato me e il suo più grande e meraviglioso amico Gigi davanti al Portone della Chiesa di San Bartolomeo e ci ha guardati (lì, in basso sulla sinistra, con il mio scialle in mano e i cappottini di Giulia e Livia) entrare sulle note di Wagner, Marcia nuziale del Lohengrin. 



Poi mi ha abbracciata all'uscita ed ha ballato con noi ragazzi, con mamma e con papà tutta la sera. Lui e la sua amata Marie Cristine, che è stata accanto all'esuberante Renato e lo ha accudito come un bambino fino alla fine, quando era solo incazzato e amareggiato.
Lui era felice, era l'uomo più attaccato alla vita che avessi mai conosciuto. Lui era incazzato contro questo schifoso cancro, non voleva morire. Lui era incazzato. Punto.
Lui era felice nelle foto del mio matrimonio ed era felice nelle foto che ieri mi ha dato mio papà, era felice anche nonostante il cancro, perchè era certo che sarebbe passato. Si è arrabbiato solo quando ha intuito che forse non ce l'avrebbe fatta......ma non ha mai mollato.

Dopo circa un mese forse devo digerire che non c'è più. Forse. Ma per ora questa tristezza me la tengo perchè me lo fa sentire ancora un po' qui, poi lo lascerò andare e sarò pronta a scrivere minchiate che qualcuno si divertirà a leggere! Anzi questo egoistico sfogo di cui probabilmente ai più non fregherà un cacchio (e me ne frego di quel che ve ne frega tanto il blog è mio e ci scrivo io!!!) mi ha aiutato a digerire. Cin Cin Renato mio.

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