venerdì 20 aprile 2012

IL SONNO DELLE MAMME

Rifkessioni prese da www.mammafelice.it

La frase che dico più spesso in questo perdiodo (anzi, a dire il vero da quando Tommi è nato!) è SONO STANCA. Stanca della giornata da affrontare, stanca dei problemi, dei capricci, di decidere cosa mangiare per cena e che film vedere...addirittura! Ultimamente stanca di non poter prendere il motorino per fare tutto quello che devo ma di dover stare ore e ore ad aspettare tram, autobus e metro. Stanca di sentirmi pesante, impedita, nervosa. Stanca di non poter bere 3 bicchieri di vino o un bel wodka tonic. Stanca di non potere andare al Plastic! Stanca di dover indossare calzettoni e stivali (e che cavolo è APRILE!). Stanca della routine....Ma soprattutto stanca di essere stanca.

Con il tempo, si migliora. Con il tempo la stanchezza diventa quasi un premio: per quello che siamo, per tutte le cose che abbiamo fatto, per le nostre giornate incasinate, ma vere, felici, piene di vita. Per tutte quelle giornate storte in cui ci si guarda in faccia e si ride perché, in fondo, noi lo sappiamo che un problema è solo un problema, e certe volte guardandoci da fuori siamo proprio buffi, tutti musoni e nervosi quando non ce n’è motivo.

Così la stanchezza diventa un premio, il premio di perdonarsi, il premio di accettarsi, il premio di sbagliare, il premio di mettere in tavola i bastoncini di pesce surgelati, il premio di stendersi tutti sul divano e chissenfrega se non è ancora l'ora dei cartoni....oggi anticipiamo.

E la stanchezza, poi, va via. Va via nella misura in cui si dice basta, in quei momenti in cui si capisce di avere chiesto troppo a se stessi, in quei momenti di trascurabile felicità quotidiani dove anche la stanchezza ha un senso!

Sulla stanchezza si impara che abbiamo ancora tanto da imparare, e da chiedere. Che dobbiamo imparare a viaggiare lentamente, più lentamente di ciò che vorremmo. E che dobbiamo imparare a chiedere aiuto: alla nostra famiglia, ai nostri amici, ai nostri mariti.

E io questo marito mio me lo tengo stretto, anche se certe volte litighiamo per delle sciocchezze.

Per questo ho capito che è inutile affannarsi per vivere due vite in una sola, cercando di fare tutto quanto l’impossibile, e poi arrivare a sera stanca e stravolta, senza più neuroni che funzionano nel cervello e con i nervi a fior di pelle.

Perché siamo mamme, ma prima di tutto persone e non siamo e non saremo mai perfette come ci proponiamo di essere. Perché abbiamo bisogno di amare e di essere amate, di avere il tempo di leggere un libro, di fare l’uncinetto, di mettere in forno i bastoncini di pesce, di stendere il bucato. Di volerci bene.

Abbiamo bisogno di trovare il tempo per pensare alle cose, per capire che la felicità ha i suoi tempi, e che la vita non è una rincorsa, ma è piuttosto una chiacchierata da una panchina all’altra. Camminando. Lentamente.


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