lunedì 26 marzo 2012

PICCOLO GRANDE UOMO

Questo fine settimana, forse per la prima volta, ho visto mio figlio grande. E più lo vedo grande, più sento il desiderio e l'impulso di proteggerlo.
Pensavo che questo istinto fosse tipico verso i bambini neonati o i bebè, che ancora non sanno affrontare il mondo. Invece quel periodo mi sembra più facile: sono sempre sotto lo sguardo vigile di qualcuno, sempre tra le braccia di una mamma e di un papà che stravedono per lui, sempre al riparo dai pericoli perchè un adulto è in loro compagnia.
Ma passati i 3 anni tutto cambia. Diventano come degli adulti. Mio figlio per la prima volta è uscito di casa da solo ed è andato in giro per un un giardino accompagnato solo da 2 amichette di 5 e 6 anni. Si sono nascosti ed arrampicati su alberi, hanno corso per i campi, si sono rifocillati a casa di uno e dell'altro. Ogni tanto si sentiva qualche gridolino, ogni tanto qualcuno buttava un occhio per capire dove fossero, ma erano totalmente indipendenti. Da una parte ero soddisfatta e fiera, dall'altra, cuore di mamma, ero in ansia. Cercavo di mascherare la mia inquietudine fingendo di guardare l'orizzonte mentre provavo in tutti i modi a scorgerli tra gli alberi o a carpire una parola o una risata per intuire dove fossero e se andasse tutto bene. Uno sforzo sovrumano che però dovevo e devo fare per non diventare la madre apprensiva  e rompiballe che non ho mai voluto essere.
Non so descrivere la profonda tenerezza che ho provato, il desiderio di piangere per un sentimento nuovo che stavo provando e che provo tuttora: penso che solo una madre e un padre possano capire di cosa sto parlando. Vedere il proprio figlio divertirsi, correre e giocare ma allo stesso tempo notare che cerca la nostra approvazione e il nostro consenso. Vederlo tornare di corsa ogni tanto, affannato, solo per dirci che sta piovendo ma che lui è entrato in casa di Federica e non si sta bagnando (mentre per arrivare a casa a comunicarvi questo pensiero si è fatto 500 mt sotto il diluvio!), o solo per chiederci se può mangiare una caramella (anche se voi non gli avete mai vietato di farlo) o se può guardare un cartone con i suoi nuovi amici.

Vederlo scattare in piedi dopo un brevissimo pisolino pomeridiano con la voglia nel cuore di incontrare di nuovo i suoi amichetti che sono venuti a chiamarlo e sentirlo dire: Si, aspettate un attimo mi metto i vestiti "di fuori" e le scarpe e arrivo subito.

Insomma, sentirlo e vederlo grande nel suo essere ancora piccolo.
Guardarlo mentre vive le sue prime esperienze di bambino con la gioia nel cuore di sentirsi indipendente ma senza l'arroganza di certi bimbi che già si credono padroni del mondo. No, lui esplora il mondo con una tale tenerezza e umiltà quasi impressionanti. Alle volte è fin troppo cauto e timido! Mi si apre il cuore quando lo vedo mollare tutto solo perchè ha intravisto dei bambini con cui giocare e con sguardo speranzoso chiedermi: Mamma, potrei andare a trovare quei bimbi?
Non ci sarebbe nemmeno motivo di domandarmelo ma lui ha quella sensibilità che lo spinge a farlo.Una sensibilità che nella vita sarà un ostacolo ma anche una marcia in più: soffrirà più degli altri ma amerà anche di più perchè sarà capace di provare emozioni indescrivibili. Proteggerlo dalle delusioni emotive sarà impossibile, come sarà impossibile evitare che si entusiasmi enormemente davanti a tutto ciò che il mondo gli riserva. Ha lo stesso amore per la vita che ha suo padre ed è per questo che li amo così tanto e amo il loro modo di vedere l'universo.
Osservarlo mentre si avvicina al gruppo di bimbi e chiedere nuovamente a loro:Ciao, posso stare con voi a giocare?
Eh vabbè sembra lui un po' un "babbo" e io una cretina con la lacrimuccia agli occhi, ma è davvero così vanno le cose qui da noi e io non me ne vergogno!

Assistere alla sua delusione per aver perso il palloncino di Sponge Bob che tanto lo aveva consolato dopo la brutta caduta dal muretto, che gli aveva aperto in due un labbro! Ma lui, pieno di sangue, ha continuato la sua camminata per avere il regalo tanto agognato: una caramella e il palloncino. La sera, prima di andare a dormire, quando il buio rende malinconici un po' tutti, ha messo da parte il suo orgoglio e, con le lacrime agli occhi e con la voce rotta dal pianto, ma sempre cercando un po' di trattenersi proprio come i grandi, ha chiesto se il suo palloncino sarebbe ritornato e dove fosse esattamente in quel momento; se avesse un letto comodo di nuvole su cui dormire e una copertina per stare al caldo. Rassicurato dalle mie risposte ha continuato a leggere la sua favola, con un velo di amarezza negli occhi ma con la speranza e la cosapevolezza che il suo amico sarebbe stato ritrovato dal suo papà, che tutto può! Anche recuparere Sponge Bob dal cielo!

Ho sentito crescere in questi ultimi giorni un tale desiderio di protezione verso Tommaso che non riesco a descrivere: la sensazione di vederlo indifeso davanti alla porta del mondo e l'istinto di condurlo mano nella mano, cercando di essere presente ma di lasciargli i suoi spazi, a varcare questa soglia che lo renderà grande. Accompagnarlo nella vita guardandolo diventare un ometto: pronto a farsi soggiogare dalle bambine, specialmente più grandi, a "gareggiare" con i maschietti della sua età, a guardare con ammirazione i bambini più adulti di lui cercando di imitarli!

Ieri sera, mentre dormiva, mi sono sdraiata accanto a lui e l'ho stretto forte, l'ho ascoltato respirare, l'ho osservato e ho visto quanto sta diventando grande e forte. Poi ho ripensato a quando era piccolino ed indifeso e mi sono chiesta se lo sentissi più vulnerabile allora o adesso. Bè, sicuramente adesso. Prima era più una questione fisica (malattie e cose varie), ora emotiva. Vorrei preservarlo e  proteggerlo da tutto ciò che il mondo ha di brutto da offrire ma per farlo dovrei precludergli tante esperienze, tante scoperte e tante gioie. Quindi vai piccolo mio, stai diventando un uomo.

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