giovedì 9 febbraio 2012

MAMME E STRESS

Corriere della Sera, 9 Febbraio 2012

Le mamme in carriera sono più stressate dei loro mariti ma più felici delle mamme casalinghe

Ma quando i figli cominciano ad andare a scuola tutte vanno in crisi. L'aiuto dei papà non dovrebbe essere sporadico


Due studi si contrappongono con risultati contrastanti sulla salute psicologica delle mamme che lavorano: secondo lo studio della Michigan State University pubblicato su American Sociological Review l’impatto della cosiddetta condizione di multitasking che vive un sempre maggior numero di donne lavoratrici ha un grosso impatto sulla loro salute fisica e psichica e, visto il crescente numero di donne interessate, rischia di diventare un serio problema di salute pubblica dei prossimi anni. I ricercatori hanno studiato per un anno 368 madri e 241 padri di 500 famiglie residenti in 8 aree metropolitane e della provincia americana, quando entrambi i coniugi lavorano sono le donne a essere più stressate e questo stress cronico, aumentando la loro vulnerabilità, può essere la scintilla che innesca molte malattie, dalla banale influenza alle cardiopatie. Sono stati peraltro esaminati colletti bianchi che non svolgevano un lavoro usurante: entrambi avevano un livello di studio superiore e svolgevano un impiego che, pur tenendoli impegnati per molte ore, consentiva guadagni superiori a quelli della classe media. Nell’arco della settimana le donne erano impegnate in attività di multitasking 9 ore più dei mariti e quasi 48 in più nell’accudimento dei figli, impegno a cui i padri dedicavano solo 39 ore. Era soprattutto il multitasking la fonte del loro stress: svuotare la lavatrice e intanto correggere i compiti dei bambini, seguirli mentre stavano facendo una partita di calcetto con gli amici ascoltando i messaggi registrati sul telefonino e intanto pensare a cosa preparare per cena. In questo modo però, ogni volta che l’attenzione passa da un compito all’altro, viene perso tempo e chi è impegnata a svolgere due o tre attività contemporaneamente finisce con l’impiegarci più tempo che se le facesse una alla volta.

FRUSTRAZIONE E SENSO DI COLPA -Questa sensazione di buttare via tempo crea un forte senso di frustrazione che aggrava ancora di più lo stato di stress di queste donne multitasking. I loro mariti invece non sembrano prendersela molto: la ragione sembra essere il fatto che il tipo di multitasking che svolgono a casa non esorbita più di tanto dal loro lavoro, mentre quello della donna è conflittuale con la sua professione. Rassettare la casa piuttosto che educare i figli può generare in lei sensi di colpa perché ha l’impressione di rubare ore al lavoro, dove peraltro prova l’opposta sensazione di portar via ore alla famiglia. E anche se le ore che gli uomini dedicano alla famiglia continuano a crescere, quando si considera il tempo di multitasking dei due coniugi si osserva che il peso delle responsabilità domestiche è ancora soprattutto sulle spalle delle donne. Se ne fa carico il 53% di quelle che lavorano, cosa che invece fa solo il 42% dei loro mariti e inoltre il 36% di queste donne bada all’accudimento dei figli, in confronto al 28% dei papà. Dal 6% degli anni ’70 le donne americane che lavorano sono raddoppiate arrivando al 14% nel nuovo millennio, mentre nello stesso periodo gli uomini sono passati solo dal 34 al 38%. Oggi in quasi il 30% delle famiglie, entrambi i coniugi lavorano e in metà dei casi almeno uno di loro lo fa pure nel weekend. A complicare le cose è arrivata l’information technology che ha finito col portare il lavoro anche a casa sui cellulari e su internet che hanno reso la linea di demarcazione fra il lavoro e la casa sempre più sottile e il tempo da dedicare solo alla famiglia sempre più esiguo, al punto che le mamme in carriera dedicano ben due quinti del loro tempo di “riposo” ad attività di multitasking, strette fra il dover far troppo e il tempo che non basta mai. Se quindi le radici dello stress di queste mamme affondano nel multitasking è proprio lì che occorre agire non solo a livello personale (imparare a rilassarsi, a pianificare facendo appena possibile solo una cosa alla volta, a nutrirsi adeguatamente con cibi “antistress”, fare attività fisica e di svago, ecc), ma anche a livello familiare e sociale.

L’AIUTO DELLA FAMIGLIA - Un importante passo in avanti, dicono gli autori, è la condivisione degli impegni familiari: ad esempio il marito, invece di portare i figli a ginnastica solo quando la mamma proprio non riesce a farlo, dovrebbe assumersi l’impegno di occuparsene tutte le settimane. Responsabilizzare i figli ad aiutare la madre nelle faccende domestiche è un altro modo per ridurre il carico di stress della mamma: cercare di farle trovare la casa in ordine e pulita almeno nelle sere in cui rientra tardi dal lavoro è una di quelle piccole cose capaci di sradicare le radici del multitasking –dice la principale autrice dello studio Barbara Schneider- capace di dare a lei e a tutti gli altri la sensazione positiva che la loro famiglia vada avanti per il meglio.

POLITICHE SOCIALI -Infine, orari di lavoro più flessibili e una cultura del lavoro che supporti le famiglie consentendo ad esempio di lavorare da casa ed evitando che i superiori pretendano che i loro sottoposti si portino il lavoro da finire anche a casa, può rappresentare un altro fattore di politica sociale fondamentale nella lotta allo stress da multitasking. «Questo studio è molto importante –commenta Ann Bookman, della Brandeis University Heller School for Social Policy and Management del Massachusetts- perché indica come l’estremizzazione della produttività richieda pesanti costi sociali e di salute pubblica e, sebbene tutti se ne sentano soverchiati, quando si vanno a guardare i numeri ci si accorge che in termini epidemiologici le donne sono ancora le principali caregivers della famiglia e la tendenza è quella di spingerle a svolgere la stessa funzione anche in ambito lavorativo».

EPPURE SEMBRANO CONTENTE - Ciononostante sembra che le donne siano più contente di lavorare che di stare a casa. Studiando per un decennio 1.364 donne di 9 diverse aree metropolitane americane, un altro studio pubblicato sul Journal of Family Psychology dall’Università del North Carolina ha scoperto che le donne lavoratrici a tempo pieno (64% del campione) o part-time (12%) presentano un livello di depressione inferiore a quello delle casalinghe (24%). La loro salute generale è risultata migliore e, anzi, le donne con un lavoro part-time (da 1 a 32 ore la settimana) stanno ancora meglio di quelle che lavorano a tempo pieno perché presentavano meno conflitti familiari a causa del lavoro e disponevano di più tempo da trascorrere coi figli dei quali sembrano occuparsi anche leggermente meglio delle casalinghe che passano tutta la giornata con loro. Peraltro le part-time non presentavano manifestazioni più frequenti fra le donne a tempo pieno come insonnia, calo d’umore o del desiderio nei confronti del marito. In questo studio solo l’1% delle madri aveva un titolo di studio superiore, il 24% apparteneva a minoranze etniche e il 14% erano addirittura madri single. L’introito economico e le agevolazioni socio-assistenziali di cui usufruisce una lavoratrice possono aver influito sulla percezione del suo stato di salute –commenta la principale autrice dello studio Cheryl Buehler- anche se il ruolo economico di una donna è in ogni caso importante in ambito familiare perché sostiene la sua salute psicofisica, il suo ruolo di moglie e il suo impegno di madre. Viceversa chi resta a casa rischia di rimanere socialmente isolata, mentre le donne lavoratrici hanno più stimoli, si confrontano con nuove idee, sono anche quelle risultate in grado di gestire meglio il tempo libero leggendo o frequentando da sole o con i familiari teatri, palestre, club, cinema. Non peraltro chi lavora part-time può giovarsi dei vantaggi sia delle donne lavoratrici sia di quelli delle casalinghe. Ma pur escludendo la variabile socioeconomica e singoli fattori psicologici di personalità delle donne esaminate, il risultato finale non è cambiato: come spiegare l’apparente contraddizione rispetto a quanto osservato dai ricercatori della Michigan University ?

FIGLI E SCUOLA - La risposta è semplice. Tutto va bene fintantoché i figli non cominciano ad andare all’asilo e poi a scuola, che anche in USA avviene al compimento del terzo anno d’età. Da quel momento tutte le mamme iniziano a presentare gli stessi livelli di conflittualità psichica. Rispondendo alle domande del test di valutazione sull’umore in cui potevano scegliere fra:
•non molto bene
•così così
•bene
•ottimamente

sceglievano tutte soprattutto la prima risposta, mentre prima lo facevano per lo più le casalinghe. Se le radici dello stress delle donne lavoratrici affondano nel multitasking, le radici del multitasking sembrano essere non già nel conflitto casa/lavoro, bensì nel conflitto lavoro/figli. Resta un ultimo dubbio: quest’ultino studio ha preso in esame famiglie con un solo figlio. Cosa succede alle mamme che di figli ne hanno due o tre ? Fra l’inizio della scuola di uno e dell’altro e l’incalzare delle richieste di multitasking che nascono ogni volta dove può arrivare lo stress della mamma e con che conseguenze? Soprattutto quando nemmeno il papà può aiutarle perché anche lui oberato di lavoro ?

di Cesare Peccarisi
23 gennaio 2012

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