mercoledì 8 febbraio 2012

DA LAVORATRICE A MAMMA

Ho cominciato a fare lavoretti dall’età di 18 anni per pagarmi le vacanze. Poi uno stage in una prestigiosa casa di moda e poi 7 anni e mezzo nel luogo che mi ha insegnato disciplina e senso del dovere, che mi ha fatto provare tanta rabbia quanta  gioia, che mi ha fatto conoscere persone davvero speciali. Ma il mondo della moda, quando di sfogliare una rivista femminile davvero non ne hai voglia, non faceva più per me. Quando dovevo rinunciare a stare con mio figlio per vedere pazze isteriche scatenate alle sfilate andarsene perché  erano sedute in seconda fila e non in prima, mi ha fatto capire che a volte ci vorrebbe un bel “vaffanculo” liberatorio! Eppure è davvero così: gente che si fa in mille pezzi, che rinuncia a vedere i propri figli, che non ha più un rapporto con il marito, che rompe i contatti con il mondo esterno per avere come risultato un “arrivederci, mai più alle vostre sfilate dato che non mi date la giusta importanza”. La giusta importanza ora io la do al lavoro dei medici che curano le persone con un guanto sterile e una siringa in Africa, alle poche madri che vedo al parco al posto delle tate e che hanno rinunciato a tanti loro spazi per poter dare qualcosa ai loro figli, alle persone che soffrono in silenzio per non fare preoccupare chi gli sta accanto, a chi ha grandi progetti per l’umanità, a chi contribuisce a far girare l’economia del paese in modo sano, a chi ha il coraggio di combattere per i suoi ideali, a chi raccoglie un cane ferito dalla strada senza pensare che tanto, se non lo raccoglie lui lo farà qualcun altro, a chi prova ancora senso di colpa per gli errori che commette, a chi vorrebbe la pace nel mondo (w Miss Italia!) e lavora seriamente per ottenerla, a chi fa la scorta a personaggi che realmente la meritano e mettono in gioco la loro vita perché credono che davvero ne valga la pena, a chi ogni giorno fa qualcosa di piccolo ma importante, anche solo per se stesso, e che lo fa in modo da poter toccare con mano i propri progetti e poter godere dei risultati ottenuti senza avere alcun rimpianto, a chi riesce ad uscire di casa con il sorriso sulle labbra e ad essere felice di ciò che ha.
Ammiro enormemente anche tutte quelle donne che hanno trovato un loro equilibrio tra lavoro e famiglia, che non si sentono in colpa e che si sentono realizzate su tutti e due i fronti; coloro che hanno trovato un ambiente lavorativo favorevole alle loro esigenze (perchè in Italia qualcosa di buono, anche se nascosto, c'è!), che possono ritagliarsi il loro tempo e i loro spazi e dedicarsi anche ai loro figli. Brave: io non ci sono riuscita ma non per questo mi senti in difetto. Anche questa nuova vita è una continua sorpresa! Ho addirittura scritto un blog!

Io ho mollato perché mi sono sentita infelice, perché per un paio di stampelle arrivate al momento sbagliato sono stata trattata come l’ultima arrivata e le altre persone hanno goduto dei risultati del mio lavoro, nonostante io fossi lì, presente, in piedi addirittura. Ma si sa, nella moda tutto è permesso tranne essere OUT! Le stampelle sono OUT, l’essere mamma è OUT (tranne qualche raro caso), l’essere moglie è OUT (perché devi fare la Luna di Miele, che io non ho nemmeno fatto perché avevano appena dimesso mio figlio dall’ospedale ed è già tanto che sia riuscita a sposarmi!), essere grassa è OUT, essere vestita normale è OUT, non sapere chi è lo stilista emergente delle ultime sfilate newyorkesi è OUT (ma puoi non sapere il nome del Presidente della Repubblica). Ecco perché forse, alla fin della fiera, sono ben felice di essere OUT!

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