martedì 24 gennaio 2012

UOMINI E PADRI 5

-LA MALATTIA

Quando E. ha 36,6 di febbre già si considera morto. Gira per casa avvolto in una coperta con un termometro sotto la lingua, uno sotto l’ascella e spero nient’altro. Mi chiede 100 volte se deve prendere la tachipirina o se può andare avanti con l’oscillococcinum (io non so nemmeno cosa sia ma lui è seguace dell’omeopatia!). Cerco invano di dirgli che 36,6 non è febbre ma non vuole sentire ragioni. Quando poi verso sera arriva a 36,9 devo sigillarlo in camera da letto con vaporizzatore pieno di pumilene vapo per farlo respirare meglio, brodo di pollo oppure riso in bianco,patate lesse, the, camomilla e tutte le medicine di cui può necessitare lì sul comodino, a portata di mano. Gli suggerisco di dormire perché dormire è l’unico modo per guarire. Lui annuisce con i suoi occhioni da malato e io me ne vado in cucina a bere un bel bicchiere di vino bianco, serena di aver sistemato i miei due bambini. La convalescenza dura circa 3 giorni, poi capisce che un po’ di aria gli fa bene, così riprende, lentamente, la sua vita normale, anche perché c’è la festa di tal dei tali e lui mica può non andare.



Quando però non è la febbre o l’influenza stagionale è qualcosa d’altro: cagotto (che non è mai un normale cagotto ma una devastante disidratazione che sta portando il suo corpo alla rovina). Oppure il vomito: vai a fargli capire che non sta vomitando perché sicuramente è allergico ai peperoni quindi potrebbe avere uno shock anafilattico (quando succede questo la prima cosa che fa è bere una bella sorsata di wodka perché a detta SUA disinfetta), ma che i peperoni sono pesanti e accompagnati dal vino, dal digestivo, dal freddo in motorino la sera a Ottobre e dalla sorsata di wodka, magari lo stomaco si è un pochino scombussolato.

In qualsiasi situazione lui è pronto per correre da un medico. All’improvviso lo vedi con indosso scarpe e giubbino mentre 3 secondi prima era comodamente spaparanzato sul divano e, con le chiavi in mano di qualsiasi mezzo possieda, ti dice: AMORE NON PREOCCUPARTU FACCIO UNA SCAPPATA A FARMI VEDERE E TORNO SUBITO. All’inizio protestavo, cercavo di parlargli. Ora ne approfitto per cambiare da Ballarò a Brother’s and Sisters senza che lui mi continui a dire che guardo programmi da cretina. Mi godo i 10 minuti di sua assenza e quando lo sento rientrare chiedo: COSA TI HANNO DETTO? e lui, ogni volta: NON SONO ENTRATO, C’ERA TROPPA GENTE E POI MI E’ BASTATO UN GIRO IN MOTORINO E UN PO’ DI ARIA PER STARE MEGLIO. Penso MA DAVVERO???All’inizio mi spazientivo, poi è diventata un’abitudine, una routine di coppia. Ora non lo fa più. Forse aveva un’amante segreta ed era tutta una scusa!

Piccola parte su quando le donne sono ammalate: prima di tutto non capita quasi mai. Una donna e nello specifico una mamma NON PUO’ ammalarsi! Altrimenti chi si prende cura del bambino? Noi non proviamo nemmeno la febbre tanto anche se ce l’abbiamo non possiamo fare niente. Ciucciamo una bella tachipirina così, a gratis, e andiamo avanti. Se abbiamo l’influenza (noi ci vacciniamo, gli uomini no di solito!) non stiamo a letto. Semmai ci leghiamo una bandana sulla bocca per evitare di attaccare qualcosa al pargolo e si continua con la normale vita quotidiana. A me è capitato di rompermi un dito del piede: il mignolino si è totalmente rigirato. Mi hanno fatto non so quante anestesie, tirato il dito e fissato a quello a lato (tanto per le dita del piede non si può fare niente). Riposo assoluto per almeno 10 giorni, no piede a terra. Il primo giorno mio marito è stato un amore, ma appena ha captato che imbottita di antidolorifici riuscivo ad alzarmi, ha tagliato subito la corda. Io trascinavo il passeggino per il parco con il piede avvolto in una calza e uno zoccolo, ma tanto venivo considerata guarita perché ero riuscita a camminare! Stessa cosa quando mi sono contusa una caviglia (quando poi ho dovuto indossare le stampelle e sono stata messa dietro le quinte del mio lavoro perché “impresentabile”!): a riposo totale! Ero a lavorare il week end, la settimana e badavo a mio figlio come nulla fosse. O quando, afflitta da una brachiocervicalgia, non dormivo la notte ed andavo avanti a antidolorifici: la mattina, bella pimpante andavo al lavoro e la sera ero tutta per mio figlio! Immaginate un uomo in queste situazioni. Ne conosco uno che per un leggero fastidio ad un ginocchio è andato in giro con le stampelle per 1 settimana (e non aveva niente!).

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